La Consigliera di parità Silvia Cavallarin in visita alla Casa Famiglia della Giudecca

Data: 
11/04/2017 - 16:15
La consigliera di parità Cavallarin con Roberto Scarpa

La consigliera di parità della Città metropolitana Silvia Cavallarin si è recata in visita alla Casa Famiglia San Pio X a Venezia Giudecca, su invito del direttore della Fondazione Giovanni Paolo I, Roberto Scarpa, per conoscere da vicino un’esperienza importante di solidarietà e accoglienza rivolta alle donne e madri in situazioni di disagio sociale.

Strutturata come una comunità di vita familiare, con luoghi condivisi (la cucina, la sala giochi per i bimbi, il nido) e spazi privati, la Casa Famiglia è sorretta da un ingente lavoro collettivo che si compone di un’ottantina di persone a vario titolo coinvolte nei percorsi di accoglienza e verso l’autonomia delle ospiti.

 

Cuore dell’organizzazione sono i “familiari”, 6-7 coppie di sposi che, in regime di volontariato, provvedono all’animazione vera e propria della Casa. Presente inoltre una task force multidisciplinare di una ventina di professionalità per gli interventi di supporto psicologico, terapeutico, educativo e relazionale con cui la Casa corrisponde agli standard che le valgono l’accreditamento regionale per l’attività. Completano il quadro infine una cinquantina di volontari e volontarie. Erano presenti durante la visita svolta venerdì 7 aprile, anche un gruppo di studenti impegnati in un progetto di recupero e studio dei documenti che hanno fatto la storia di questa realtà nata nel 1910.

 

“Una realtà di lavoro oltre che di accoglienza – ha osservato la consigliera – che gestisce una situazione sociale e umana complesse, dove mi sento coinvolta per gli aspetti di discriminazione e di inserimento lavorativo per le ospiti”.

“Quello dell’inserimento lavorativo delle ospiti è un problema pressante”, ha riconosciuto il direttore della Fondazione, impegnato da 17 anni nella gestione della Casa: “Paradossalmente – ha dichiarato – abbiamo meno difficoltà a trovare appartamenti per le ospiti che percorsi di lavoro. Ma è solo grazie ad un impiego che le persone possono acquisire autonomia dopo aver superato il momento di crisi: quando arrivano qui le nostre ospiti – ha sottolineato – raccogliamo testimonianze di sofferenza e violenza inaudite, che necessitano di un lungo percorso di cura per riprendere fiducia in sé e senso del futuro”.

 

Il percorso prevede infatti un periodo di accoglienza ordinaria nella struttura, seguito da una prima fase “di sgancio”, durante la quale le donne vivono in regime di semiautonomia grazie a un’occupazione. Successivamente accedono al “progetto abitare”, una soluzione di housing al di fuori della Casa, che conta nella disponibilità di una decina di appartamenti, per lo più dati in comodato d’uso alla struttura e che vengono affittati a costi contenuti.

 

Le ospiti sono di norma segnalate dai servizi sociali del Comune di Venezia, con cui esiste una collaborazione duratura e finanziariamente significativa per la vita della Casa. Il supporto terapeutico è garantito invece da una convenzione con il centro Santa Maria Mater Domini della diocesi veneziana, proprietaria della struttura e fonte di ulteriore finanziamento che si completa con liberalità e volontariato.

 

Altri progetti sostengono anche la diffusione e la comunicazione, come il documentario che illustra il progetto di Casa Famiglia, realizzato da due studenti laureandi del Centro sperimentale di cinematografia di L’Aquila, che sarà presto presentato sul territorio e una newsletter scaricabile dal sito della Casa Famiglia.

 

La Consigliera ha scambiato qualche battuta con le ospiti e con i loro piccoli e chiacchierato con loro delle attività che le impegnano nella loro giornata: “Sono certa che questa esperienza saprà dare nuova serenità a queste donne, dopo aver superato i traumi che hanno vissuto. Ma è anche compito delle istituzioni creare le condizioni per superare l’emarginazione di cui possono essere fatte oggetto, promuovendo le loro competenze e il loro inserimento nel mercato del lavoro, come condizione di uscita dall’assistenzialismo e crescita della produttività del territorio”. 

 

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